Benessere scolastico
La scuola costituisce un luogo all’interno del quale bambini e ragazzi vivono esperienze a livello relazionale, emotivo e cognitivo: esperienze in base alle quali si costruiscono idee su di sé e sulle relazioni che possono avere con gli altri al di fuori dell’ambiente familiare, sia con i coetanei (compagni di classe) sia con gli adulti (insegnanti e genitori). La scuola è un ambiente di vita importante per gli individui in età dello sviluppo e pertanto emerge l’esigenza di valutarne gli aspetti di benessere. In passato la letteratura si è concentrata sull’individuazione di possibili modelli di benessere scolastico al fine di identificare i fattori che possano determinarlo. Tra gli elementi che bisogna tenere in considerazione troviamo: l’autoefficacia percepita, l’attribuzione causale, le emozioni e relazioni interpersonali (Bandura 2000)
L’autoefficacia percepita riguarda l’autovalutazione delle proprie capacità ed è fortemente legata al successo scolastico; infatti il bambino che ottiene successo nel suo percorso di apprendimento svilupperà delle convinzioni positive sulle sue competenze. L’attribuzione causale, invece, è un processo cognitivo e fa riferimento alle spiegazioni che l’alunno si dà rispetto ai suoi insuccessi e successi. Uno degli aspetti emotivi più salienti in ambito scolastico, invece riguarda le emozioni sperimentate in sede di valutazione. Infine l’aspetto relazionale fa riferimento alle numerose relazioni che gli alunni intrattengono fra di loro, che favoriscono talvolta lo sviluppo socio emozionale (Fuman e Robbins, 1985) e soddisfano il bisogno di intimità e affetto (Berndt, 1982).
Svantaggio scolastico
Le motivazioni che portano un alunno a mostrare uno svantaggio nell’apprendimento possono essere molteplici e dipendere da fattori fisici, cognitivi, emotivi e sensoriali. Non solo menti dunque, ma dobbiamo ricordarci che nella classe entrano tutti i vissuti del ragazzo. È necessario tenere a mente che in adolescenza il rapporto tra identità scolastica, benessere e dinamiche relazionali è fortemente interconnesso.
La letteratura di riferimento ci mostra come la formazione dell’identità è strettamente associata alla percezione di benessere (Meeus W., 2011; Palmonari A. e Crocetti E., 2011). La capacità di assumere impegni rilevanti nei vari ambiti della propria esperienza è, infatti, un predittore chiave della propria soddisfazione personale (Berzonsky M.D., 2003) l’identità è inoltre associata alla qualità dei rapporti interpersonali. A questo proposito i risultati dello studio sul benessere scolastico di Crocetti, E. (2014) hanno messo in luce un importante legame tra stati dell’identità scolastica e rapporto con gli insegnanti.
La legge italiana e la tutela dello svantaggio scolastico
Al fine di supportare uno sviluppo sereno del ragazzo all’interno del contesto scolastico lo Stato negli ultimi decenni ha disposto una serie di normative che possano intervenire su quante più difficoltà possibili allo scopo di fornire a tutti gli studenti le medesime opportunità di apprendere. Prima di procedere con la disamina delle situazioni specifiche, al fine di orientarci correttamente nelle categorizzazioni espresse dagli organismi dell’istruzione scolastica faremo un rapido riepilogo delle disposizioni legislative che regolano l’assetto scolastico ed il mantenimento del benessere degli studenti.
1 Legge 104/92
La legge 104/92, legge n104 del 5 febbraio 1992, più nota come è il riferimento legislativo “per l’assistenza e l’integrazione sociale delle persone con disabilità. Alla legge possono fare riferimento tutte le persone con disabilità fisiche, psichiche o sensoriali che talvolta provoca svantaggio socioculturale. All’interno delle diverse casistiche, la disabilità intellettiva è stata rinominata negli ultimi anni all’interno del DSM-5 come Disturbo dello sviluppo intellettivo caratterizzato da deficit delle abilità cognitive e del funzionamento adattivo. Allo scopo di intervenire concretamente per il recupero dello svantaggio la legge offre la possibilità di associare alla classe ove sia presente lo studente con disabilità, una figura di sostegno, docente le cui mansioni siano quelle di supportare l’allievo ed i suoi compagni nelle attività scolastiche quotidiane. Inoltre è prevista la formulazione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) al fine di garantire una programmazione equa rispetto a tutti gli alunni, formulando obiettivi formativi calibrati e costruiti sul ragazzo, in funzione delle sue peculiarità.
Legge 170/2010
Le persone con certificazione di Disturbo specifico dell’apprendimento sono state successivamente tutelate dalla legge n°170 del 2010, la quale è di ausilio alle persone con Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) in qualunque contesto di apprendimento, dalla scuola primaria all’università. La legge sottende la possibilità per gli alunni che presentano una adeguata certificazione in tal senso di usufruire di strumenti dispensativi e compensativi come supporto nello studio, nelle attività di verifica e in sede di esame. Allo scopo, il Piano Didattico Personalizzato va definito conto delle difficoltà e dei punti di forza del ragazzo. Questa normativa riconosce giuridicamente la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia come Disturbi Specifici dell’Apprendimento e tutela il diritto allo studio di alunni e studenti, valorizzando nuove metodologie didattiche e valutative, definendo la formazione dei docenti.
La normativa sui Bisogni Educativi Speciali
Le leggi 170 e 140 pur tutelando una buona porzione degli alunni in delle scuole italiane, trascuravano però un ulteriore settore problematico della popolazione scolastica, ovvero tutte quelle persone che manifestano uno svantaggio scolastico pur non appartenendo alle due casistiche diagnostiche di disabilità intellettiva e DSA. Per questo scopo il Ministero dell’istruzione ha emanato nel 2012 la Direttiva Ministeriale del 27/12/2012, relativa ai Bisogni educativi Speciali (BES), nota anche come “Normativa sui Bisogni Educativi Speciali”. Il disposito indica una serie di linee guida da seguire per quella tipologia di alunni che anche solo temporaneamente presentino situazioni che siano di ostacolo al proficuo svolgimento delle attività scolastiche, per una varietà imprecisata di ragioni: oltre ai disturbi specifici dell’ apprendimento e ai disturbi evolutivi specifici, la Direttiva fa infatti il riferimento a quegli svantaggi “sociali” e “culturali”, dovuti a particolari situazioni economiche e psicologiche dello studente, magari in relazione all’ambiente e alle condizioni sociali della sua famiglia. Quest’area dello svantaggio scolastico, che ricomprende problematiche diverse, viene quindi definita come area dei Bisogni Educativi Speciali, sulla falsariga dell’espressione Special Educational Needs, utilizzata in altri paesi europei. La direttiva indica che nei confronti di questi ragazzi, a seconda del singolo caso e solo se la scuola lo ritiene, è possibile attivare il medesimo protocollo di individualizzazione della didattica previsto per i DSA.
Disturbo o Difficoltà di apprendimento
Nel corso della carriera scolastica di molti ragazzi sorgono numerose difficoltà riguardanti tali abilità che coinvolgono aspetti più intimi e profondi dello sviluppo oltre che le tappe del percorso scolastico. Spesso si riscontra come opinione comune che le difficoltà dei ragazzi siano dovute a scarso impegno, a esercizio inadeguato o a problematiche relazionali. Tale malinteso può portare ad una errata interpretazione e alla sottovalutazione della problematica, non permettendo un intervento mirato ed efficace: cosa che un’adeguata diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento permetterebbe. Spesso un DSA non diagnosticato grava sulle prestazioni quotidiane della persona su tutto il ciclo scolastico e non solo; il disturbo infatti permane senza mai risultare evidente, grazie alle strategie compensative messe in atto dallo stesso ciò avverrà fin quando le difficoltà specifiche non si intreccino con le difficoltà tipiche del periodo adolescenziale.
I DSA talvolta comporta nei ragazzi una maggiore difficoltà nel processo di acquisizione identitaria e nelle relazioni con i pari; oltre ai normali compiti di sviluppo di questa fase essi devono accettare un sé non perfetto. Tale caratteristica può essere oggetto di giudizio da parte dei compagni che li individuano come “diversi”; di conseguenza il ragazzo adolescente con DSA porta con sé un bagaglio di difficoltà maggiore nel processo di acquisizione identitaria e nelle relazioni con i pari.
Difficoltà di apprendimento. Bisogni Educativi Speciali
Prima di affrontare più specificatamente la casistica del Disturbo Specifico dell’Apprendimento è indispensabile tenere presente che sussiste un’ampia serie di difficoltà che non possono essere inquadrate sotto l’etichetta diagnostica di DSA ma che allo stesso tempo occupano una importanza fondamentale nel determinare la riuscita del percorso scolastico dello studente. Facciamo riferimento a tutte quelle difficoltà specifiche che per natura si avvicinano molto alle peculiarità di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento ma non raggiungono tale definizione in sede diagnostica. Tali difficoltà trovano uno spazio specifico nell’etichetta non diagnostica di Bisogno Educativo Speciale. L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di motivi: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.
I BES comprendono tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale.
Per “disturbi evolutivi specifici” intendiamo, oltre i disturbi specifici dell’apprendimento, anche i deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, ricomprendendo – per la comune origine nell’età evolutiva – anche quelli dell’attenzione e dell’iperattività, mentre il funzionamento intellettivo limite può essere considerato un caso di confine fra la disabilità e il disturbo specifico.
Disturbo Specifico dell’Apprendimento
La terminologia Disturbo Specifico dell’Apprendimento consiste in una traduzione dell’etichetta di origine statunitense “Learning Disability”. Analizzando nel dettaglio l’etimologia del termine possiamo definirne le peculiarità.
Perché Disturbo
La definizione disturbo si riferisce al problema in generale, invece di riferirsi al soggetto. In questo modo si evita una patologizzazione in toto del bambino.
Infatti il termine disabilità potrebbe riferirsi ad altre categorie di persone/patologie e sembra implicare, nelle sue peculiarità, il funzionamento mentale.Inoltre la terminologia di disturbo di apprendimento si differenzia da quella di difficoltà: la difficoltà di apprendimento non è innata, è modificabile ed automatizzabile, mentre il disturbo è innato, resistente all’intervento e all’automatizzazione, ma non per questo immodificabile. (Tressoldi,Vio. 2008)
Perché Specifico
Quello che si caratterizza come Specifico coinvolge uno specifico dominio di abilità, circoscritte all’automatizzazione di lettura, scrittura e calcolo, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.
Perché dell’Apprendimento
Le abilità implicate in tale Disturbo interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici.
Dunque i DSA sono disturbi delle abilità scolastiche specifiche: caratterizzati da una significativa e persistente difficoltà nell’acquisizione di abilità di lettura, scrittura e calcolo che interferiscono con il normale funzionamento del soggetto.
Tali disturbi si manifestano in soggetti intellettivamente normodotati, che hanno usufruito di una adeguata opportunità di apprendimento e in assenza di pre-esistenti disturbi neuromotori o sensoriali o disturbi significativi della sfera emotiva o psicopatologica.


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